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Introduzione alle reti elettriche
In questo e nei successivi paragrafi prenderemo in esame le reti elettriche in regime continuo, ovvero circuiti elettrici in cui gli
elementi attivi sono generatori di tensione o corrente costanti e gli elementi passivi sono resistenze pure.
In questi casi non consideriamo capacità e induttanze poichè questi, in regime continuo, si traducono rispettivamente
in circuiti aperti e cortocircuiti. Infatti nel caso delle capacità la corrente che le attraversa dipende dalla variazione
di tensione ai loro capi, ma poichè le tensioni in questo caso sono continue, la corrente risulta essere nulla, quindi è
un circuito aperto; mentre nel caso delle induttanze la tensione ai loro capi dipende dalla variazione della corrente che le
attraversa, ma essendo quest'ultime costanti, la tensione risulta essere nulla, e quindi è un cortocircuito.
Prendiamo allora in esame il circuito in figura 8 e definiamo alcune convenzioni:
-con il termine di nodo indichiamo il punto di incontro di almeno tre conduttori. Quindi nel nostro circuito i punti B (coincidente
con C), F, G (coincidente con H) sono dei nodi, mentre non sono nodi, ma semplici giunzioni tra due elementi, i punti A e D (coincidente
con E);
-con il termine di ramo indichiamo, invece, quella parte di circuito, comprendente indifferentemente resistenze e/o generatori,
che congiunge due nodi consecutivi qualsiasi. Quindi sono rami del nostro circuito i tratti GHAB, GB, GF, CF, CDEF;
-ed infine indichiamo con il termine di maglia l'insieme dei rami che costituiscono un percorso chiuso, ovvero l'insieme dei
rami che idealmente percorsi partendo da un nodo ci riportano allo stesso nodo di partenza. Sono maglie del nostro circuito i poligoni
ABGHA, BCFGB, CDEFC, ABCFGHA, BCDEFGB, ABCDEFGHA.
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| Fig.8: Un comune circuito con le varie impostazioni di correnti e tensioni |
Risolvere un circuito elettrico significa calcolarne le tensioni e le correnti presenti. Per fare ciò si impostano convenzionalmente
i versi delle varie correnti e tensioni per poterne poi ricavare i valori effettivi tramite i vari principi e teoremi che andremo ora
ad analizzare.
Non bisogna quindi preoccuparsi se i valori che otteniamo risultano di segno negativo, poichè ciò significa semplicemente
che il verso reale della grandezza calcolata è opposta a quella che avevamo ipotizzato inizialmente. Così, se dopo aver
calcolato le varie correnti e tensioni del circuito in figura, per esempio, risultasse che la I4, che convenzionalmente abbiamo
ipotizzato fluisca dal nodo C al nodo F, equivale a -3A, vuol dire che, invece, fluisce dal nodo F al nodo C, e di conseguenza anche
la tensione V4 sulla resistenza R4 ha verso opposto.
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